Recensione: August Burns Red - Phantom Anthem

Recensione: August Burns Red - Phantom Anthem
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Recensione: August Burns Red - Phantom Anthem

Band: August Burns Red
Album: Phantom Anthem
Anno: 2017
Etichetta: Fearless Records

Chi segue la scena metalcore si sarà reso conto di come questa, dopo gli anni di massimo splendore del genere, sia arrivata ad un momento di “saturazione”:  alcune band hanno abbandonato la scena, mentre altre faticano a reinventarsi e propongono album che rischiano di risultare ripetitivi.


Non è il caso degli August Burns Red, band che si è distinta nel panorama del metalcore fin dalla sua formazione nel 2003 e che si è affermata come uno dei nomi più importanti del genere. Con sette album all’attivo (otto contando anche il loro cd natalizio Sleddin’ Hill) ed una candidatura ai Grammy Awards del 2016, gli August Burns Red sono ancora in grado di colpirci ed emozionarci con lavori come il loro ultimo Phantom Anthem.


Se gli ultimi album della band sono stati caratterizzati da sperimentalismi e dall’influenza di generi musicali più disparati (che hanno trovato massima espressione nei break inseriti all’interno di quasi ogni canzone), Phantom Anthem rappresenta invece una sorta di “ritorno alle origini”, pur mantenendo una continuità con le sonorità sviluppate dalla band nel corso degli ultimi anni.


Si tratta di un album più diretto, granitico, forse più immediato all’ascolto rispetto agli ultimi lavori della band, ma non per questo meno di valore, anzi: riprendendo la grinta dei lavori degli esordi, gli August Burns Red confermano ancora una volta la loro capacità di miscelare sapientemente breakdown spezzacollo e momenti più melodici ed emozionali nel sound complessivo.


L’album parte in quarta con King of Sorrow, una fucilata in pieno viso, seguita da Hero of the Half Truth, Lifeline e The Frost, pezzo che richiama a tratti le sonorità utilizzate in Sleddin’ Hill e che per questo ha portato alcuni fan a definirlo spiritosamente un brano “christmas-core”.  Se la prima parte dell’album è già degna di nota e dimostra l’invidiabile bravura tecnica dei membri della band, è a partire dalla seconda metà che l’ascoltatore viene convinto definitivamente.


Invisible Enemy e la successiva Quake riprendono le massicce dosi di aggressività già anticipate dall’opener King of Sorrow e le integrano con spunti melodici e riff articolati. L’album si fa più emozionale con Coordinates, traccia inizialmente espressiva e sognante che vede anche un momento di cantato (quasi) pulito. Tuttavia, come nella famosissima Marianas Trench contenuta nel loro album Constellations, non dobbiamo lasciarci ingannare dalla prima parte della canzone, perché i Nostri sono pronti a ripartire subito in quarta, tirando il fiato solamente con un break verso la fine del brano.


Segue Generations, traccia che si fa particolarmente emozionante a partire dal quarto minuto, quando il muro sonoro della prima parte lascia spazio ad un momento più intimo e riflessivo, una sorta di “calma dopo la tempesta”: qui, insieme al testo letto dal cantante Jake Luhrs, si sente già riecheggiare il coro “Won’t let it go, won’t let it go!” che esploderà poi nel finale della canzone, rendendo questo momento particolarmente adatto alla partecipazione del pubblico durante l’esecuzione live.

L’uso dei cori viene ripreso anche nella bellissima Float, traccia che invita a lottare e a far sentire la propria voce (“This is where we start / It’s time to wake up the fire inside / Change has never started with silence / So stop telling us to be quiet”), seguita da un’ultima dose di aggressività in Dangerous e dalla più melodica Carbon Copy.

Pur non eguagliando capolavori come Messengers o Constellations, Phantom Anthem è un album intenso, che riesce a soddisfare pienamente l’ascoltatore proponendo una tracklist equilibrata che cattura l’attenzione e la mantiene fino alla fine.

Gli August Burns Red dimostrano con il loro ultimo lavoro una maturità compositiva non indifferente, rendendo evidente come negli anni il loro songwriting sia avanzato progressivamente dal punto di vista qualitativo: a differenza di alcune band che hanno sfruttato l’ondata di successo del metalcore e che hanno cercato un successo relativamente “facile” limitandosi a comporre canzoni alternando parti melodiche e breakdown, i Nostri hanno capito fin dall’inizio che per sopravvivere a lungo avrebbero dovuto dedicarsi alla ricerca di un sound davvero personale.

Phantom Anthem senza ombra di dubbio ripaga la band dei suoi sforzi ed è un album che gli amanti del genere devono assolutamente acquistare.

Gli August Burns Red sono:


Jake Luhrs - voce
JB Brubaker - chitarra
Brent Rambler - chitarra
Dustin Davidson - basso
Matt Greiner – batteria

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Informazioni sull'autore
Cecilia Nardi

Redattrice del Blog di Vicenza Underground.


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