Perchè cadono gli eroi?

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Perchè cadono gli eroi?

Spesso chi ci lascia non lo fa con un motivo preciso. Perlomeno si conosce solo la punta dell'iceberg. Si dice che sia stato per un motivo o per un altro. Siamo storditi a tal punto che quel pugno che ci rifila la morte, all'inizio, quasi non lo sentiamo. Si realizza dopo il ko.
Così vale per ogni scomparsa. Vale anche per il suicidio. Cosa spinge un essere umano a togliersi la vita? Cosa può scatenare questo senso di frustrazione e di dolore?
Mi pongo queste domande mentre scorro la notizia della morte di Chester Bennington, frontman dei Linkin Park. Penso, nel frattempo, anche alla morte di Chris Cornell che ha deciso di lasciarci anche lui a maggio.
La sensazione rimane la stessa. Lo stupore che si mescola con l'incredulità. Ci sono parole che possono dare forma alla nostra vita. Il linguaggio dovrebbe avere questa funzione: definire ciò che sentiamo. Invece spesso le cose sfuggono di mano. Si entra in un tunnel nero, lungo, senza vie di uscita. È come soffocarsi, ficcarsi dentro nel fango e sporcarsi quelle ali che ci consentirebbero di volare via.
Non è facile. Non lo è stato né per Chester, né per Chris. Non lo è per chi si sveglia ogni giorno e non trova un senso in ciò che fa. Non è facile per le persone a cui è stata negata l’infanzia, per quelle che hanno subito abusi e nemmeno per quelle con genitori che, a causa di diversi problemi, complicano la vita dei propri figli.
Nella mia esperienza ho fatto il volontario presso una casa di cura per tossicodipendenti. Lì ho capito quanto sia facile cadere nei miraggi della droga, quanto ci si senta impotenti di fronte all'ammasso di problemi che aggrovigliano la vita fino a renderla insopportabile.
Capisco Chester, capisco anche Chris. Non mi sento di giudicarli. Ciò che mi viene da pensare è all'estrema solitudine che forse hanno provato. Avere successo non significa essere felici. Credo, anzi, che il successo amplifichi la solitudine. Che maschera hanno dovuto usare per fingere di essere felici? Che ruolo hanno dovuto giocare per sentirsi meno soli? Noi li vediamo come degli eroi quando anche loro hanno le nostre stesse identiche paure. Il mito della rockstar tutto “sesso, droga e rock'n'roll” ci ha annebbiato la vista. Dovremmo vederli per quello che sono: esseri umani. Uomini che piangono, che soffrono in silenzio.
Ciò che mi stupisce di più, dopo notizie del genere, sono le parole che non si riescono a dire. È il silenzio che fa più rumore di un urlo. Sono proprio quei silenzi che non riusciamo ad ascoltare. Sono quelle pause tra i discorsi vuoti che non riusciamo a comprendere.
Ho un altro breve aneddoto da raccontare prima di chiudere. Mi trovavo presso la scuola superiore “D.G. Fogazzaro”. Dovevo svolgere la mia ultima ora di tirocinio d'insegnamento. Dopo il suono della campanella e uscito dall’aula magna, vidi molta gente assiepata nel cortile all'interno della scuola.  Sentivo le urla di un ragazzo steso sull'erba. Mi raccontarono che si era gettato dal secondo piano. Rimasi sconcertato. Non ero in grado di capire né di tradurre le mie emozioni in parole.
Poi, ripensando all'accaduto, ho capito una cosa importante che in quel momento mi era sfuggita. La sofferenza interiore fa fatica a mostrarsi. É una porta segreta e solo chi soffre ha la chiave per poterla aprire.
Si aiuta chi si lascia aiutare. La sfida sta nell'aprire il proprio cuore con parole vere, con parole sincere che a stento si riescono a pronunciare perché sono pesanti macigni da affrontare.
Con questo non voglio dire che esista la soluzione a tutto. Non mi permetterei mai di dare una risposta facile a situazioni psicologiche complicate perché non ne ho le competenze. Mi sento di dire che esistono parole che possono curare, che esistono persone che possono ascoltare le nostre vite impossibili.
In un mondo dominato dai social network dove si scrivono milioni di parole, è importante dare peso alle parole che contano per noi.  La solitudine è vicino a noi, è dentro di noi ogni giorno. Il gioco è conviverci. La sfrontatezza sta nell'affrontarci, nell'accettarci per ciò che siamo ogni giorno.
Nessuno ci ha mai dato un manuale d'istruzioni per vivere. Ce lo dobbiamo costruire da soli, con le nostre mani. Viviamo in un mondo crudele ma ricordiamoci di chi sta al nostro fianco, di chi vive  con noi. Parliamo se abbiamo dei nodi alla gola perché poi diventano voragini. Ascoltiamo chi vuole parlare con il suo cuore in mano, diamo conforto a chi si sente solo. Potremmo salvare una vita senza neanche accorgercene.         

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Jader Girardello

Blogger per Vicenza Underground.


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